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La mattina è il caos. Sei in ritaro e il tuo piccolo non si veste, non si lava e, all’ennesimo richiamo, si arrabbia sbattendo cose o buttandosi in terra. Al supermercato, nel reparto giocattoli, il no della mamma o del babbo, genera una reazione isterica. Tutti ti guardano e non riesci a calmarlo. Giochi ad un gioco e il piccolo perde. Tragedia: “sei cattiva” è l’epiteto migliore che ti arriva.

Queste sono scene comuni ad un genitore di un bambino piccolo. Anche se l’intento spesso è buono, non sempre si posseggono gli strumenti giusti per affrontare la rabbia dei bambini: non è facile capire i loro stati interni; la loro rabbia infastidisce; ci si sente impotenti, frustrati, arresi; alla rabbia dei bambini si risponde con rabbia e ciò non fa altro che peggiorare la situazione. Detto ciò il modo con cui un genitore reagisce alla rabbia del figlio non è solo importante per la situazione contingente, ma ha una influenza anche sul modo con cui il bambino apprendere a stare con le proprie emozioni.

Vediamo alcune cose che possono fare la differenza:

1 Non può, non è che non vuole

Il cervello del bambino è ancora in pieno sviluppo. La corteccia prefrontale, quella che ci aiuta a adattarci all’ambiente temperando le risposte dell’amigdala, completerà la sua formazione non prima dell’adolescenza. Dunque i bambini non  possono controllare le loro emozioni, non è che non ne hanno voglia.

2 Non capricci, ma espressione di un bisogno

Prima dei 5-6 anni parlare di capricci è proprio sbagliata. Ogni apparente capriccio è un’espressione di un bisogno. La crisi di rabbia è una tempesta emotiva in risposta al mancato soddisfacimento di un bisogno di base. È per questo è necessario esplicitare e rimandare l’emozione che sta provando il bambino e fargli capire che ha diritto ad essere arrabbiato. Ciò lo aiuterà a dare un nome alle sue emozioni, a sentirsi autorizzato a provarle e a esprimerle. Il punto non è che il bambino si calmi, ma che progressivamente impari a regolare le emozioni in funzione del contesto.

3 Accettare e rispettare le emozioni

Quando si permette al bambino di dire ciò che sente e ciò che provoca la sua reazione emotiva, gli si dimostra di accettare ciò che prova, di validare il suo mondo emotivo. Riformulare ciò che sta dicendo può aiutare il bambino non tanto a trovare un comportamento più “logico”, ma a trovare lui stesso una soluzione.

Se il bambino è tanto arrabbiato da mettere il broncio e da non parlare, occorre fagli capire che saremo disponibili a parlare con lui quando lo vorrà poiché capiamo che ora è arrabbiato. Questo di nuovo gli farà capire che abbiamo colto un suo bisogno, che gli vogliamo bene lo stesso e che ci siamo per lui quando avrà trovato un modo per modificare la sua situazione.

4 Esprimere ciò che si prova non vuol dire non avere regole

È importante che il genitore non veda le regole come qualcosa che blocca l’emotività del bambino. Esprimere il proprio bisogno e una emozione come la rabbia non significa che puoi permettersi tutto. “Comprendo che sei arrabbiato, ma questa cosa non si può fare” è un esempio di una modalità che aiuterà pian piano il bambino a sapersi regolare.

5 Coccole e conforto

Ricevere abbracci, soprattutto per i bambini piccoli, è un bisogno fondamentale. L’abbraccio, la coccola, diversamente declinate a seconda dell’età del figlio, offrono la possibilità di allentare le tensioni. È importante tuttavia tenere a mente il tempo giusto per offrire coccole e conforti: troppo presto rischia di far aumentare la rabbia e provocare un rifiuto, troppo tardi non ha più lo stesso effetto. Un abbraccio non vizierà nessun bambino, non lo renderà ancora “più capriccioso”, ma contribuirà a farlo sentire sicuro nella relazione e dunque porterà a migliorare la sua gestione delle emozioni.

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