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Un vecchio detto afferma che con la nascita di un figlio perdi tre “S”: il sesso, la serenità e il sonno. Oggi ci concentriamo sul sonno. In effetti il sonno è uno degli aspetti più complicati da gestire con l’arrivo di un bambino. Vediamo di approfondire un po’ la questione e di fornire, in fondo a questo articolo, il metodo migliore per far dormire i bambini.

Per prima cosa dovremmo cominciare…ad addormentarsi, nel senso che l’addormentamento è la chiave per una notte calma e senza risvegli. Indipendentemente dall’età il bambino, per addormentarsi, e quindi separarsi dai propri genitori, è necessario che abbia fiducia nel proprio corpo e sia sufficientemente tranquillo: per questo la preparazione del corpo per la nanna è assai importante e fornisce una prima forma di protezione per il sonno: ci si sveste, ci si mette nudi e si indossano pochi e in genere specifici abiti, tanto per non sentire freddo. Per un neonato, e comunque durante almeno tutto il primo anno di vita, il bagno può essere un buon rituale prima dell’addormentamento poiché permette uno scambio corporeo tattile con il genitore, fornisce rassicurazione, tranquillità e quel grado di “stanchezza” necessario ad aver voglia di dormire.
A ben guardare l’addormentamento però non è che il secondo passo per ottenere un buon sonno. Si deve tenere presente che affinché il bambino si senta sicuro che al risveglio potrà essere di nuovo con i propri genitori, nei momenti di veglia deve avere una percezione di fiducia e sicurezza che possa costituire il bagaglio per affrontare la notte.

Culla, lettino, letto e lettone

Il luogo del riposo notturno non è privo di implicazioni e ha una funzione importante nella fase del sonno. All’inizio è un nido, generalmente una culla, nei primi mesi posizionata nella camera dei genitori o addirittura a fianco del letto di mamma e babbo: uno spazio che non deve essere troppo grande per il bambino, abituato al ventre materno in cui si sentiva raccolto e protetto. Il passaggio dalla culla al letto a sponde segna una tappa fondamentale e la sua collocazione (stanza dei genitori o stanza propria) danno da una parte la possibilità di avere uno spazio tutto proprio, e dall’altra la difficoltà di una distanza fisica che solo attraverso una relazione sicura può non tradursi in una distanza emotiva. Oltre a ciò lo spazio della propria camera, durante la notte, non deve perdere la sua funzione di luogo del sonno per diventare un luogo di gioco.
Quando il bambino sarà più grande, lo spazio del sonno dalla camera passa di fatto a tutta la casa, avendo lui la possibilità di alzarsi e girovagare. Un nuovo step che chiede ai genitori di gestire la situazione.
Qualcuno evita questi passaggi preferendo mantenere il piccolo nel lettone più a lungo possibile. Senza entrare nel merito di questa scelta che, a seconda delle varie posizioni teoriche e metodologiche rimane ancora controversa, ci sarà sempre un momento, presto o tardi che sia, in cui i genitori dovranno gestire il passaggio ad uno spazio “altro”.

Luci, lucine e oggetti transazionali

Dormire con la luce accesa non fa bene al ritmo sonno-veglia, anche perché basta poco perché un bambino sotto l’anno di età confonda il giorno con la notte. Lasciare un piccola lucina accesa, unitamente a mantenere la porta appena socchiusa, possono rappresentare un modo per aiutare il bambino a tranquillizzarsi e, nel caso di risvegli notturni, a riconoscere un ambiente familiare, senza però fargli credere che si sia fatto giorno (con tutto ciò che questo vuol dire). Dai sette mesi circa diventa anche possibile e auspicabile utilizzare un oggetto (dudù, peluche, bambola, straccetto ecc.), detto “oggetto transizionale, che aiuta a addormentarsi.

Il sonno alle diverse età

Fino a 2 o 3 anni il sonno del bambino è instabile e si interrompe durante la notte. Le cause dei risvegli possono essere le più varie (a volte non è nemmeno facile capirle!): ha perso il ciuccio, ha le coliche, il mal di pancia, il male ai denti, ha avuto un incubo, gli fa caldo o freddo, ha sentito un rumore strano ecc.
Con l’ingresso nella scuola dell’infanzia, quindi anche prima se si frequenta un nido, è possibile con più facilità e senza troppa inquietudine dormire tutta la notte.
A 5 o 6 anni con l’ingresso nella scuola primaria il bambino dorme bene durante la notte, anche grazie alla stanchezza derivante dall’impegno quotidiano scolastico e extrascolastico.
Questo ovviamente in teoria…molta teoria!

Addormentarsi…che fatica!

Per molte famiglie il momento dell’addormentamento del figlio è vissuto con ansia. Il babbo o la mamma o, sempre più spesso, entrambi sono tornati tardi da lavoro: vogliono giocare, ma la biologia suggerisce di dormire; il bambino si attiva, è stanco però non demorde; il genitore decide, lampo di genio!, che “ora basta è il momento di dormire”, ma l’addormentamento non si comanda. La capacità di addormentarsi si conquista: i rituali in questa fase diventano perciò molto importanti.
Tra i rituali del sonno il più “arcaico” è quello di cullare poiché è un mezzo per calmare, consolare, e addormentare il neonato e può quindi essere riproposto anche in seguito. Ci sono poi filastrocche e canzoncine, ninna nanne, carezze e la vicinanza fisica. Quando il bambino diventa più grande la lettura/recitazione di storie tradizionali o di fantasia, favorisce quella ripetizione rassicurante che può rendere l’addormentamento un momento di relazione felice e significativo.

Il metodo migliore

Ecco, ve lo diciamo. L’avevamo promesso e ve lo diciamo. Il metodo migliore è il vostro, quello che avete trovato voi. È il vostro a patto che abbia le seguenti caratteristiche:
1) Nessun “metodo” deve rappresentare la modalità esclusiva con cui il bambino si addormenta: altrimenti verrà un giorno che, se quello non funziona più o non è più applicabile, saltano i piani e lo smarrimento familiare sarà enorme.
2) Il “metodo” deve essere condiviso, accettato e applicato da tutte le componenti educative principali: a volte capita per esempio che alcuni genitori per addormentare i figli o riaddormentarli durante la notte portino il bambino nel lettone e ce lo facciano restare; ciò non rappresenta un vero e proprio problema se non lo è per entrambi i genitori, “comproprietari” del lettone stesso. Fermo restando il punto precedente.
3) Ogni “metodo” scelto deve essere aggiornato: da una settimana all’altra, specie nel primo anno di vita, i bambini cambiano esigenze e abitudini ad una velocità impressionante e ciò che va bene ad un certo memento dello sviluppo, può non andare bene dopo.
4) Il “metodo” deve il più possibile tenere in considerazione le esigenze del bambino e quelle di ciascuno dei due genitori nonché quelle della coppia genitoriale: questo non è solo importante per il mantenimento delle intese di coppia e delle intese familiari, ma anche perché fornisce la premessa di una coerenza educativa sul sonno e non solo.

Se il vostro metodo non ha tutte queste caratteristiche forse vale la pena di rivedere un po’ le cose.

A noi accogliervi, qualora sia necessario, per supportarvi in questo e in altri passaggi che fanno essere genitore. Contattaci attraverso il form o telefonando ad uno dei nostri professionisti come ad esempio la dott.ssa Marta Mani, Pedagogista Clinico® (Contatto diretto Tel. 3479460319).

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