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Questa è la Seconda parte dell’articolo sulle cosiddette “nuove” dipendenze, curato dalla dott.ssa Benoni Degl’Innocenti, Psicologa e Psicoterapeuta del Centro Studi Specialistici Kromos, la quale aveva trattato l’argomento già sulla rivista Nuovi orizzonti n°3 (2010). In questa seconda parte:

  • Work Addiction o Dipendenza da lavoro
  • Shopping Compulsivo
  • Gambling o Gioco d’Azzardo Patologico

Ti sei perso la prima parte? Leggila qui.

La droga del lavoro: Work Addiction o Workaholism
Queste persone quando entrano in azienda vengono elogiate perché lavoratori indefessi ed encomiabili, ma l’impegno e il dovere diventa ben presto un malessere. I disturbi sono sia psichici che organici: l’alimentazione viene diminuita fino ad arrivare ad un deterioramento fisico, accusano stati depressivi, ansia e agorafobia. Rifacendosi ad un mito dell’antica Grecia, la lavoro-dipendenza viene anche definita come “sisifopatia”, termine che nasce dalla vicenda di Sisifo, re di Corinto, che pagò a caro prezzo la sua grande avidità, venendo condannato da Giove per una delle sue malefatte a riportare eternamente un enorme pietra in cima ad una montagna, dalla quale puntualmente il macigno ricadeva giù. La Work Addiction rappresenta l’esaltazione di un’attività quotidiana diffusa: essa, più precisamente, si configura come una dipendenza “senza uso di droghe”, legata ad un’attività lecita, condivisa e ormai estremamente apprezzata a livello sociale, ma nociva.

La sindrome da shopping compulsivo
Andare per negozi, comprare tutto ciò che piace, spendere ricorrendo persino a prestiti: tale comportamento di spesa compulsiva produce nell’immediato un effetto benefico sulla psiche del soggetto alla ricerca di una gratificazione immediata, ma ben presto si risolve in una mancanza di appagamento personale. Impossibile farne a meno, troppa la frustrazione derivata dall’evitamento del comportamento. Niente appaga né viene vissuto o fatto proprio: l’oggetto perde di interesse agli occhi dell’acquirente non appena viene portato a casa.

Il Gioco d’Azzardo Patologico: Gambling
Il Gioco d’Azzardo Patologico (GAP) è un disagio che ha trovato una sua collocazione nosografica all’interno dei “Disturbi del controllo degli impulsi” e che presenta grandi analogie con il gruppo dei Disturbi Ossessivo-Compulsivi (DOC) e soprattutto con i comportamenti d’abuso e le dipendenze. Il sistema classificatorio DSM (Manuale Statistico Diagnostico) descrive tali soggetti come eccessivamente assorbiti dal gioco d’azzardo, bisognosi di giocare somme di denaro sempre maggiori per raggiungere lo stato di eccitazione cercato; persone che tentano di ridurre, controllare o interrompere, ma senza alcun esito positivo la vita da giocatori, irrequieti o irritabili quando cercano di ridurre o interrompere i comportamenti collegati alla dipendenza. La loro è una fuga dai problemi, un cercare di alleviare sentimenti di impotenza, colpa, ansia, depressione; nonostante le precedenti perdite, sono soliti tornare un altro giorno a giocare ancora; per celare agli altri l’entità del proprio coinvolgimento nel gioco d’azzardo possono commettere azioni illegali per finanziarsi. Per il gioco d’azzardo possono addirittura mettere a repentaglio o perdere una relazione significativa, il lavoro, oppure opportunità scolastiche o di carriera e si affidano agli altri per procurarsi il denaro sufficiente ad alleviare una situazione economica disperata causata dal gioco.

Ti riconosci, anche solo in parte, nella descrizione di in una di queste dipendenze? Forse è meglio non perdere tempo e prendere in mano la situazione rivolgendoti ad un professionista per iniziare una psicoterapia.

Psicoterapia delle nuove dipendenze
È possibile uscire dal malessere e dall’oppressione di queste nuove dipendenze attraverso mirate terapie individuali, facendo anche appello e riferimento al sistema familiare come risorsa positiva e incentivante un cambiamento globale. È importante inoltre promuovere nell’individuo un processo di empowerment, lavorare sulle erronee distorsioni instauratesi a livello cognitivo e sulla capacità di controllare gli impulsi, elaborare delle strategie di fronteggiamento utili ad una modificazione comportamentale, monitorare gli aspetti emozionali, relazionali e sociali e rafforzare il senso di auto-efficacia e autostima. Un lavoro specialistico per il recupero clinico di quanti si trovano in un simile stato di sofferenza e dipendenza.

Valentina Benoni Degl’Innocenti

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