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Il confine tra gioco per divertimento e dipendenza da gioco è piuttosto sottile. E il fatto che sia gioco “d’azzardo”, cioè quello dove c’è del denaro in ballo, non è nemmeno del tutto rilevante. Caso mai aggrava le conseguenze del problema. Essere presi tanto, troppo, dal gioco, sia esso d’azzardo o meno, è sempre la spia di un malessere.
Slot, gratta e vinci, lotto, casinò, scommesse, videogiochi ecc. sono solo esempi di dove si possono sputtanare i soldi o di come si può spendere il tempo sottraendolo ad altro. Se leggi l’articolo perché hai un problema di questo tipo, lo sai. Alcuni giocano a tutto, altri amano solo una cosa, qualche volta solo quella slot in quel particolare bar.

Il gioco è un sintomo di malessere
Le pubblicità dei giochi d’azzardo autorizzati avvertono che “il gioco può generare dipendenza patologica”. E così hanno la coscienza a posto. Ma che stanno dicendo?! Non è il gioco che rovina le persone, sono le persone che si rovinano attraverso il gioco. Giocare troppo è un sintomo di malessere. Un malessere che non proviene dal gioco. Il gioco è la strada migliore che una persona ha trovato per cercare di controllare il caso, per avere un momento di gioia in una vita “di merda”, per sperare di vincere qualcosa in modo da fare un regalo a chi le sta accanto (come se solo attraverso quel regalo potesse essere amata) ecc.

Nella testa del giocatore
L’euforia, l’eccitazione, il trasporto con cui il gambler, il giocatore, è simile a quello prodotto dall’assunzione di droga. Poi si sente il bisogno persistente di giocare, si investe tempo e/o denaro e molte cose della vita vengono condizionate dal gioco. Se sei un giocatore, lo sai già. Poi c’è la fase della colpa, del  “non lo faccio più” e della rabbia, quando il fioretto si dissolve nell’aria come una boccata di tabacco. Vero?
Quello che non sai è che si può cambiare. Non abbiamo detto “guarire”: non è una malattia! Non abbiamo detto nemmeno “smettere”: non è quello il punto! Abbiamo detto “cambiare”. Come? Non certo da soli. E qui sta la sfida: fare un viaggio in una relazione significativa e mettersi in discussione.

Terapia del gioco (d’azzardo) patologico
Il gioco d’azzardo patologico o gioco compulsivo può essere affrontato con un percorso di psicoterapia, a volte coadiuvato da una farmacoterapia specifica. L’obiettivo di una psicoterapia nel gioco d’azzardo patologico è comprendere le ragioni che spingono a ricercare il gioco come meccanismo di compenso al malessere; dare voce e senso al disagio e all’angoscia; rendere più complesso il modo di vedere se stessi e gli altri, aumentando la sensazione di autoefficacia rispetto alle proprie risorse e possibilità. Fare psicoterapia significa dar voce e coerenza ad aspetti di sé sopiti o nascosti in modo da rendere la ricerca del gioco d’azzardo superflua al raggiungimento di un benessere. E trovarlo quindi davvero. Non si tratta di fare esercizi o di controllare i sintomi, piuttosto disi tratta di capirli, comprenderli, accettare parti di sé in conflitto, amarsi…tutto questo per permettersi di evolvere, per permettersi di cambiare.

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