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Il gioco… a cosa serve giocare? Il gioco è un potente mezzo per conoscere il modo, comunicare bisogni ed emozioni, mettersi in relazione. A qualsiasi età. Per i bambini è un importante propulsore dello sviluppo perché consente di sperimentare e consolidare competenze cognitive, sociali e affettive ecc.  Attraverso il gioco il bambino inizia a comprendere come funzionano le cose, le proprietà degli oggetti, le regole di comportamento, le sue abilità e possibilità; impara le nozioni di causalità, casualità e probabilità e coglie costanti e ricorrenze. Il gioco è una esperienza che permette al bambino di perseverare e avere fiducia nelle proprie capacità, un processo di consapevolezza di sé e del mondo esterno. Il bambino gioca in molti modi, da solo, con i pari, con gli adulti e, tra gli adulti, con i genitori, i quali hanno un ruolo cruciale nell’interazione ludica.

Il ruolo del genitore nel gioco
Il ruolo dell’adulto è fondamentale. Giocare con i propri figli è dare loro l’opportunità di sviluppare risorse e potenzialità e al contempo misurare le abilità e competenze. Attraverso il gioco genitori e figli recuperano un momento “paritario”, una condivisione del linguaggio e del pensiero, vivono scambi affettivi all’interno di un momento cognitivamente rilevante per lo sviluppo. Secondo alcune ricerche le madri, più dei padri, tendono a coinvolgere i bambini in giochi educativi che si esplicano con frequenti verbalizzazioni e sollecitazioni; propongono attività più pacate e tranquille ecc. mentre i padri interagiscono in modo fisico in giochi maggiormente motori, non conversazionali, utilizzando modelli più variati ed eccitanti. Sarà forse per questo che quando i bambini sono impauriti o tristi cercano più frequentemente la mamma e quando sono disponibili al gioco ricercano di più i padri? Ovviamente si tratta di tendenze, evidenziate da ricerche e osservazioni,  che servono per creare generalizzazioni e non per fornire una fotografia della singola situazione specifica.

3 proposte per i genitori

  1. Trasformare le attività quotidiane in attività di gioco: preparare la cena, caricare la lavatrice, pulire ecc.: un ottimo modo per insegnare parole nuove, migliorare le abilità manuali (motricità fine), proporre regole e confini, responsabilizzare i figli, aumentare l’attenzione e la concentrazione ecc.
  2. Recuperare i giochi di società:  spegnere gli apparecchi elettronici, proponendo giochi da “fare insieme”, più o meno strutturati è utile per la condivisione, per lo sviluppo del linguaggio, per educare al confronto e alla negoziazione, per veicolare regole di comportamento, per render ei bambini resilienti alla frustrazione ecc.
  3. Recuperare i giochi tradizionali: “campana”, “un due tre stella”, “ruba bandiera” ecc. sono tutti giochi utili per  educare  attraverso il movimento, migliorano l’attenzione, la percezione, la memoria, la motricità grosso e fine motoria, la coordinazione ecc. e permetto alla famiglia uno stare insieme ricco di scambi affettivi. Non da poco…i bambini si stancano e ci sono più probabilità che vadano a letto volentieri la sera.

Educare ed educarsi al gioco
Non è facile nella nostra società ritagliarsi momenti per noi e per i nostri bambini. Però dedicare del tempo al gioco con i propri figli ha, come abbiamo visto, numerosi vantaggi. Ovviamente non si tratta di calcolare un tempo da mettere in agenda, ma di dare tempo di qualità ai momenti dello stare insieme. Tutto può essere un gioco e ogni occasione è buona per trasformare un impegno in qualcosa di meraviglioso e coinvolgente. Non è facile, ma certo è possibile ed auspicabile. Alcuni suggerimenti in proposito:

  • Lasciate i bambini liberi di scegliere a che cosa vogliono giocare
  • Ricordatevi che un giocattolo è “tutto quello che può servire a giocare”, non ciò che si compra nei negozi
  • Non richiamateli continuamente  in attenzione (“Stai attento!”, “Non sporcarti!”, “Non correre!”, “Non sudare!” ecc.)
  • Quando la differenza di abilità adulto/bambino è grande,  fate attenzione a non umiliare il bambino e a non competere in modo troppo prorompente
  • Mostratevi orgogliosi se compie progressi e rinforzate l’impegno  
  • Non commentate gli insuccessi o i fallimenti
  • Eliminate elementi di disturbo (telefono, tv di sottofondo ecc.)
  • Non sgridate i bambini se un gioco si rompe
  • Se il gioco si è rotto, non sostituitelo troppo presto: piano piano il bambino imparerà ad avere cura delle sue cose  
  • Fate domande, siate curiosi del mondo del bambino
  • Non “fate” giochi con i vostri bambini, ma state nel gioco, giocate, divertitevi!

Conclusioni
Il gioco è importante. Stare nel gioco è un ottimo mezzo educativo ed anche un modo di “monitorare” la felicità dei propri figli, le loro abilità e le disponibilità relazionali. Giochi stereotipati, ripetitivi, dal contenuto povero, sono sempre indice che qualcosa non va. Forse è nel modo in cui i genitori si relazionano al gioco dei figli, oppure il bambino sta vivendo un periodo di disagio o difficoltà. Sono situazioni in cui attraverso il gioco si esprimono i propri stati d’animo e il proprio modo di relazionarsi con il mondo. Sono anche situazioni che chiedono un intervento per tornare a giocare serenamente. Perché giocare è importante e non è un caso che uno strumento di intervento professionale sia proprio il gioco.

Se senti la necessità di imparare a giocare con tuo figlio o ti sembra che il gioco del tuo bambino non sia adeguato all’età oppure sia troppo stereotipato non esitare a metterti in contatto con noi: a volte basta poco per (ri-)prendere una rotta adeguata.

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