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Figli e videogiochi

Buoni o cattivi? Questa è in genere la domanda che molti genitori si pongono rispetto ai videogiochi. E non passa settimana in cui la “Scienza” cerca di fornire una risposta, ora positiva, ora negativa: per qualcuno i videogiochi rendono più intelligenti, per altri privano di esperienze fondamentali. In realtà i videogiochi non sono né buoni né cattivi e i loro effetti dipendono dall’uso che se ne fa (oltre che dall’età del bambino).

Siete genitori e i vostri figli amano, anche troppo, i videogiochi? Ecco qualcosa di concreto per gestire la situazione.

  1. Conoscere i videogiochi. I genitori devono conoscere a fondo i videogiochi, il loro contenuto e soprattutto il modo con cui i figli ci giocano nonché il significato che viene attribuito a queste attività. Osservate i vostri figli mentre giocano, cercate di comprendere cosa li accende o li appassiona e cosa li deprime o fa arrabbiare. Sorprendetevi delle abilità che dimostrano. Fatevi spiegare le regole, gli ambienti, i personaggi e, perché no?, se vi va proponetevi di giocare insieme a loro. Solo così potrete valutare bene se quel gioco è adatto e se vostro figlio ne fa un uso adeguato. Conoscere questi aspetti, infatti, è utile al genitore anche per supervisionare la scelta dei videogiochi. Indipendentemente dal fatto, peraltro ancora controverso nella letteratura scientifica, che i videogiochi violenti rendano meno capaci di azioni prosociali nella vita quotidiana, non c’è un gioco in assoluto che non vada bene, ma occorre prestare attenzione affinché i temi e le azioni virtuali possano essere sufficientemente comprese dai giocatori (per età, capacità personali ecc.) e affinché le tipologie di gioco (per esempio sparatutto, gestionali, arcade ecc.) siano coerenti con un senso ludico e adattivo anziché con un abuso disfunzionale.
  2. Giocate insieme a loro. Giocare insieme, entrare nel loro mondo, non significa diventare amici dei propri figli. Un genitore non dovrebbe mai essere un amico del proprio figlio, però non dovrebbe essere neppure troppo “adulto” da sembrare alieno. Giocare insieme, mantenendo ognuno il proprio ruolo, di cui il genitore dovrebbe essere certo a priori, può rappresentare una esperienza di condivisione, un modo di dare alla relazione un contenuto nuovo e diverso.
  3. Lasciate spazio. Non sempre è opportuno giocare ai videogiochi insieme. Anzi. Un genitore che non “fa l’amico” dovrebbe essere proprio in grado di capire quando non è il momento giusto.
  4. Educare all’uso e alla scelta del gioco. L’obiettivo fondamentale è evitare che vostro figlio si concentri solo sulla ricerca di eccitazione quando gioca e favorire un modo di stare con il videogioco tale da arricchire il mondo emotivo, relazionale e sociale. Provate a chiedere, ad esempio, “anche i tuoi amici giocano a questo gioco?”: può essere un modo per far riflettere sui rapporti interpersonali. Oppure chiedete “cosa ti ha divertito (ti ha fatto paura ecc.) in questa partita?”: può essere una valida modalità per fare educazione emotiva.

Un genitore non dovrebbe insomma avere paura dei videogiochi, ma della sua stessa ottusa chiusura. È importante mantenere viva la comunicazione, non chiudendosi al nuovo, al “giovane”, rifiutando di fatto il mondo dell’altro.

Quando preoccuparsi

Quando una attività diventa ripetitiva, stereotipata, quando il giocatore non riesce a gestire bene lo stress della partita, quando vengono meno i contatti sociali o le performance scolastiche, quando l’eccitazione si trasforma in frustrazione e ciò provoca il desiderio compulsivo di giocare nuovamente per mostrare a se stessi il proprio valore, quando la motivazione non è il piacere, ma la frustrazione ecc. un genitore è “autorizzato” a preoccuparsi e a cercare le giuste strategie per far sì che la tensione emotiva provocata dal gioco possa essere condivisa ed elaborata. Una gratificazione sociale permette, infatti, di rompere il circolo vizioso innescato dalla frustrazione. Di solito sono gli stessi bambini e ragazzi che a partire dai videogiochi socializzano spontaneamente, ma quando ciò sembra non accadere più è compito dei genitori aiutarli.

Ogni videogioco ha punti di forza e di debolezza (quelli di azione per esempio favoriscono la velocità di pensiero, ma non la riflessione; mentre quelli di strategia rafforzano la riflessione e la logica ecc.) e è buono o cattivo secondo l’uso che se ne fa. Al genitore il compito di stare un “passo dentro” e un “passo fuori”, accogliendo e comprendendo il senso che quei giochi hanno per il figlio e allo stesso tempo favorendo una scelta e un uso  consapevoli e adeguati.

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