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Tutto è cominciato come un fulmine a ciel sereno. Ho avuto paura, sudavo, avevo caldo poi freddo. Il cuore batteva fortissimo. Ho pensato che era impossibile, che stavo diventando pazzo. Il cuore in gola mi stringeva come un cappio al collo e non riuscivo a respirare. Ho pensato che sarei morto. Il tutto sarà durato una manciata di minuti, poi mi sono ripreso anche se fino a sera avevo la testa vuota. Ne ho avuti altri di episodi: infatti ora ho paura a prendere la macchina da solo e, se lo faccio, vado solo in posti che già conosco.

Il Disturbo da Attacchi di Panico
Questa è una descrizione reale fatta da una persona che soffriva di attacchi di panico e che si è rivolta al Centro. Il cosiddetto Disturbo da Attacchi di Panico è, infatti, il ripetersi di stati d’ansia acuta che compaiono in modo improvviso e che la persona vive con un senso di impotenza, terrore e mancanza di controllo. Il disturbo da attacchi di panico è caratterizzato da sintomi psichici (paura di morire, paura di perdere il controllo ecc.), sintomi neurovegetativi (palpitazioni, vertigini, vampate di calore, brividi.  Ecc.) e, in alcuni casi da depersonalizzazione e derealizzazione. Con il ripetersi degli attacchi di panico l’ansia anticipatoria, cioè la paura di aver un nuovo attacco, può portare a comportamenti di evitamento di situazioni o luoghi specifici e all’instaurarsi di una vera e propria agorafobia.

Comprendere il panico
Avere un attacco di panico non significa avere un disturbo da attacchi di panico. Può succedere che un episodio singolo non si ripeta. Nel 30% dei casi gli attacchi di panico si ripetono in modo altalenante senza interferire pesantemente con la vita quotidiana. La maggior parte di chi soffre di attacchi di panico ripetuti sviluppo però condotte di evitamento e agorafobia.
In genere chi ha un disturbo da attacchi di panico ricorda esattamente quando ha avuto il primo episodio. Ne ricorda con precisione data, ora, luogo ecc. e attribuisce a quello un cambiamento radicale nella propria vita. Ci sono persone che si rassegnano all’essere condizionate dall’ansia anticipatoria e alle condotte di evitamento; in altre, invece, prevale la rabbia rispetto all’incontrollabilità della sintomatologia. La perdita di controllo inoltre porta spesso con sé contenuti di vergogna e imbarazzo.

La “funzione” del panico
Gli attacchi di panico attirano la comprensione e la compartecipazione dei familiari (almeno inizialmente in modo piuttosto acritico) e questo è l’elemento certamente funzionale alla persona per “sopravvivere” al vissuto di perdita che ha anticipato e reso necessario il panico. Segue una storia di relazione fatta di richieste di vicinanza e anche di vissuti di costrizione, in una altalena con la quale la persona cerca di compensare il paradosso di vuole essere libera e del non voler perdere la vicinanza/protezione dell’altro.

Terapia degli attacchi di panico
A livello puramente sintomatico l’aiuto farmacologico è spesso fondamentale soprattutto nel breve periodo. La letteratura scientifica è concorde nel ritenere che il cambiamento profondo promosso invece da una psicoterapia possa far ritrovare equilibri e serenità a medio-lungo termine. Proprio per queste ragioni una terapia combinata in cui lo psicoterapeuta e lo psichiatra contribuiscono ognuno a suo modo può consentire di curare i sintomi e modificare le condizioni che rendono possibile l’emergere di un attacco di panico.

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