Affrontare il ritardo mentale
Spesso gli specialisti si trovano a confrontarsi con persone che manifestano deficit dello sviluppo cognitivo e socio-relazionale. In particolare rilevanti difficoltà vengono individuate nell’area comunicativa, nella capacità di usare le risorse della comunità così come nella cura della persona e nell’autonomia. Queste persone possono avere un ritardo intellettivo più o meno grave che deve essere valutato e diagnosticato non soltanto osservando con dovizia i deficit, quanto evidenziando le peculiarità e le potenzialità che possono essere utili in un intervento mirato ad un intervento concreto.
Ma come aiutare coloro che hanno un ritardo mentale? Innanzi tutto è bene considerare che il potenziamento cognitivo non può essere perseguito senza coinvolgerli in attività che li vedano attori di uno spazio e che gli consentano di conoscere e riconoscersi nel proprio corpo come primo strumento comunicativo a se stesso e agli altri. L’aiuto alla persona deve garantire una molteplicità di stimolazioni indirizzate alla totalità dell’individuo e deve essere condotto tenendo conto dello sviluppo senso-percettivo, motorio ed espressivo-verbale, con azioni dialettiche volte ad equilibrare lo stato emozionale-affettivo, e migliorare gli aspetti cognitivi e relazionali e motorio prassici. Un intervento clinico che però non può tralasciare il sostegno alla famiglia, troppo spesso affaticata dal peso di essere “genitori di soggetti (con bisogni) speciali”.
da Il Reporter (aprile 2011)
Ma come aiutare coloro che hanno un ritardo mentale? Innanzi tutto è bene considerare che il potenziamento cognitivo non può essere perseguito senza coinvolgerli in attività che li vedano attori di uno spazio e che gli consentano di conoscere e riconoscersi nel proprio corpo come primo strumento comunicativo a se stesso e agli altri. L’aiuto alla persona deve garantire una molteplicità di stimolazioni indirizzate alla totalità dell’individuo e deve essere condotto tenendo conto dello sviluppo senso-percettivo, motorio ed espressivo-verbale, con azioni dialettiche volte ad equilibrare lo stato emozionale-affettivo, e migliorare gli aspetti cognitivi e relazionali e motorio prassici. Un intervento clinico che però non può tralasciare il sostegno alla famiglia, troppo spesso affaticata dal peso di essere “genitori di soggetti (con bisogni) speciali”.
da Il Reporter (aprile 2011)
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