Enuresi
“Mio figlio fa ancora la pipì a letto. Perché? E come posso aiutarlo?”.
L'enuresi è il volontario o involontario rilascio ripetuto di urina nei vestiti o a letto in una fase di sviluppo in cui il controllo degli sfinteri dovrebbe essere acquisito, cioè dopo i cinque anni circa. L’enuresi può essere primaria quando non c'è mai stato il raggiungimento del controllo degli sfinteri o secondaria. In entrambi i casi può comportare una limitazione dei momenti sociali, isolamento e una sofferenza psicologica strettamente legata al senso di vergogna e talvolta al disgusto e all'incomprensione di chi si prende cura del bambino .
La persona che vive tale disagio non è però da considerarsi un malato; il problema va inquadrato dandogli il giusto peso ed è importante tenere presente che è possibile affrontarlo e risolverlo mediante un efficace intervento psicoeducativo. L’intervento avrà da un lato come obiettivo quello di individuare strategie di comportamento e di comunicazione efficaci alla risoluzione del problema, tenendo conto della modalità di manifestazione del disturbo e delle caratteristiche del sistema socio familiare e dall’altro, essendo l’enuresi secondaria un fenomeno dovuto prevalentemente a disagi affettivi, dovrà interessarsi ai conflitti che sono alla base e alla promozione di uno sviluppo in sintonia con l’ambiente, regolando e rafforzando le capacità psicofisiche e sociali, stimolando la creatività spontanea, la fiducia in sé, la disponibilità al contatto, la volontà e il coinvolgimento affettivo.
da Il Reporter (giugno 2011)
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L'enuresi è il volontario o involontario rilascio ripetuto di urina nei vestiti o a letto in una fase di sviluppo in cui il controllo degli sfinteri dovrebbe essere acquisito, cioè dopo i cinque anni circa. L’enuresi può essere primaria quando non c'è mai stato il raggiungimento del controllo degli sfinteri o secondaria. In entrambi i casi può comportare una limitazione dei momenti sociali, isolamento e una sofferenza psicologica strettamente legata al senso di vergogna e talvolta al disgusto e all'incomprensione di chi si prende cura del bambino .
La persona che vive tale disagio non è però da considerarsi un malato; il problema va inquadrato dandogli il giusto peso ed è importante tenere presente che è possibile affrontarlo e risolverlo mediante un efficace intervento psicoeducativo. L’intervento avrà da un lato come obiettivo quello di individuare strategie di comportamento e di comunicazione efficaci alla risoluzione del problema, tenendo conto della modalità di manifestazione del disturbo e delle caratteristiche del sistema socio familiare e dall’altro, essendo l’enuresi secondaria un fenomeno dovuto prevalentemente a disagi affettivi, dovrà interessarsi ai conflitti che sono alla base e alla promozione di uno sviluppo in sintonia con l’ambiente, regolando e rafforzando le capacità psicofisiche e sociali, stimolando la creatività spontanea, la fiducia in sé, la disponibilità al contatto, la volontà e il coinvolgimento affettivo.
da Il Reporter (giugno 2011)
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