Quei bambini che non stanno fermi né attenti…
Bambini disattenti, impulsivi, che non stanno mai fermi, quelli che o si muovono continuamente sulla sedia o scorrazzano per la stanza quasi senza meta. Quelli distratti, poco attenti ai dettagli, che dimenticano le cose e passano da una attività all’altra. Quelli che chissà dove hanno la testa. Quelli che si annoiano dopo poco, che non portano a termine i compiti, che sono impazienti e che per questo fanno cose senza badare alle conseguenze. Quelli che spesso vengono rifiutati dagli altri, che sono più aggressivi e non rispettano le regole.
Di fronte a figli così i genitori si trovano arresi, perdono la calma, non riescono a gestire la situazione. Eppure spesso possono esserci disfunzioni anche all'interno del sistema educativo familiare che, non volendo, genera o rafforza il problema.
Riconoscersi in una situazione del genere implica smarrimento e sofferenza. Sicuramente nel bambino, che non “lo fa apposta”, ma che manifesta un disagio profondo. Ma anche nella famiglia e nei contesti scolastici dove tutto diventa fonte di stress e ansia.
Ed allora è bene non aspettare. L’intervento psicoeducativo, che prevede il coinvolgimento anche di famiglia e scuola, secondo un approccio multimodale, può aiutare a risolvere il problema. Un aiuto dove tutti si mettono in gioco: il bambino, coinvolto con strategie finalizzate al miglioramento delle funzioni cognitive, dell’attenzione e della concentrazione, nonché ad un ripristino di autonomia, tranquillità e autostima. I genitori, che devono modificarsi in funzione delle rinnovate esigenze del figlio. Gli insegnanti, chiamati a raddoppiare gli sforzi in un contesto in cui non si sentano più soli, ma siano inseriti in un processo clinico più ampio.
da Il Reporter (agosto 2011)
Di fronte a figli così i genitori si trovano arresi, perdono la calma, non riescono a gestire la situazione. Eppure spesso possono esserci disfunzioni anche all'interno del sistema educativo familiare che, non volendo, genera o rafforza il problema.
Riconoscersi in una situazione del genere implica smarrimento e sofferenza. Sicuramente nel bambino, che non “lo fa apposta”, ma che manifesta un disagio profondo. Ma anche nella famiglia e nei contesti scolastici dove tutto diventa fonte di stress e ansia.
Ed allora è bene non aspettare. L’intervento psicoeducativo, che prevede il coinvolgimento anche di famiglia e scuola, secondo un approccio multimodale, può aiutare a risolvere il problema. Un aiuto dove tutti si mettono in gioco: il bambino, coinvolto con strategie finalizzate al miglioramento delle funzioni cognitive, dell’attenzione e della concentrazione, nonché ad un ripristino di autonomia, tranquillità e autostima. I genitori, che devono modificarsi in funzione delle rinnovate esigenze del figlio. Gli insegnanti, chiamati a raddoppiare gli sforzi in un contesto in cui non si sentano più soli, ma siano inseriti in un processo clinico più ampio.
da Il Reporter (agosto 2011)